Cerca

Lilianius

Nessun titolo

Nessun arrivederci, nessuno ciao, solo il silenzio.
“Non scrivere che sei forte, perché sei debole.”
Nessun arrivederci, solo il silenzio di chi man mano cammina senza voltarsi ,ma  cammina col braccio sempre teso verso il retro con la speranza che qualcuno lo prenda e la fermi. Nessun arrivederci, solo il silenzio di chi cammina e si dissolve tra la brezza marina che scosta i capelli e asciuga le lacrime.
When I wake up, well I know I’m gonna be,
I’m gonna be the man who wakes up next you
When I go out, yeah I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who goes along with you
If I get drunk, well I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who gets drunk next to you
And if I haver up, yeah I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who’s havering to you
But I would walk 500 miles
And I would walk 500 more
Just to be the man who walks a thousand miles
To fall down at your door
When I’m working, yes I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who’s working hard for you
And when the money, comes in for the work I do
I’ll pass almost every penny on to you
When I come home (when I come home) well I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who comes back home to you
And if I grow-old (when I grow-old) well I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who’s growing old with you
But I would walk 500 miles
And I would walk 500 more
Just to be the man who walks a thousand miles
To fall down at your door
Da da da dun diddle un diddle un diddle uh da
When I’m lonely, well I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who’s lonely without you
And when I’m dreaming, well I know I’m gonna dream
I’m gonna dream about the time when I’m with you
When I go out (when I go out) well I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who goes along with you
And when I come home (when I come home) yes I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who comes back home with you
I’m gonna be the man who’s coming home with you
But I would walk 500 miles
And I would walk 500 more
Just to be the man who walks a thousand miles
To fall down at your door
Da da da dun diddle un diddle un diddle uh da
And I would walk 500 miles
And I would walk 500 more
Just to be the man who walked a thousand miles
To fall down at your door.

Cadono le certezze
come cadono le foglie.
Tu,
mi hai fatta cadere ma io mi rialzerò
il tuo freddo gelido non mi farà morire,
come una primavera, io rinascerò.
Aspettando la primavera. Vaffanculo.
Annunci

L’ironia sul destino

Esistono milioni di frasi fatte che per quanto scontate e banali, ti tolgono il sonno, come ad esempio: la vita è fatta di scelte; eh! certo, ogni giorno bisogna scegliere cosa mettere, come pettinarsi, se truccarsi e qualcuno sceglie addirittura se lavarsi o meno. Bisogna scegliere tutto, scegliamo sempre noi o meglio, quasi sempre noi perché quando si tratta di scelte importanti “è il destino che sceglie per noi” (altra frase fatta).
L’altra notte riflettevo: ma se è il destino che sceglie per noi, come mai io non resto seduta a poltrire mentre il destino si occupa di me? Che poi, a me basterebbe sapere chi è, costui al quale io dovrei affidarmi o almeno di quale ambito si occupa principalmente nella mia vita, in modo da poter stare tranquilla.
“Il destino unisce”, “il destino divide”, “il destino sceglie per noi”, “il destino ci rende ciò che siamo” ecco, mi chiedo, ma se ‘sto destino fa tutto, io nella mia vita che ruolo ho?
Ma non è che, quasi quasi, forse forse, questo fantomatico destino è solo il burattino dei codardi che non vogliono responsabilità?
No, eh! Io m’azzardo, però magari mi sbaglio.

Abbiate il coraggio di scegliere per voi stessi, codardi.
La non scelta, è pur sempre una scelta.

Discorsi ironici di tempo addietro,
di una cinica ragazzetta
quale non crede alla cazzata
delle bolle surreali 
che crea l’estate.

La fantasia

Mi è tornata la fantasia.
Ci pensi alle volte che è mancata, a quanto potessi sentirmi buia e cupa? E’ tornata, ed io ne sono sollevata, ora mi vien da ridere se ci penso, se penso a quanto sono caduta dentro i tuoi occhi, a quanti progetti abbiamo fatto che probabilmente non porteremo a termine, a quante sorprese ci hanno investito.
Ci pensi all’alternanza di sguardi maliziosi e ingenui con i quali parliamo senza dir parole? Magari è pura fantasia, la fantasia di baciarsi sotto la pioggia, stringersi, volersi come due adolescenti con gli ormoni in subbuglio, impazienti di vedersi, toccarsi, ridere o anche piangere.
Ci pensi o è pura fantasia? Ci pensi a come vada davvero tutto bene quando posi le tue labbra sulle mie, a quando mi sfiori i fianchi, sinuosi, sospirando?
La leggerezza che sentiamo, occhi dentro occhi, è fantasia?
Perché la fantasia che andrà tutto bene è tornata e non importa se è solo una fantasia se ora ci sei e ci sono anche io.

Tenersi

Tenetevi strette le persone che trovano il tempo per voi, quelle a cui non date peso, quelle che se chiamate ci sono senza se e senza ma perché non hanno bisogno di spiegazioni, quelle a cui non avete bisogno di dire A eppure ci porgono una spalla per piangere. Tenetevi strette le persone che vi sono accanto perché spesso, chi più chi meno, ci troviamo in fondo ad un baratro e sono poche le persone che vi tendono la mano, tante altre vi puntano il dito.

Il dito ve lo taglio.

Tenetevi strette le persone che vi fanno ridere, ragionare e perché no, non pensare. Tenetevi strette le persone che vi ascoltano nei silenzi, queste sono rare, perché è più facile far baldoria e creare frastuono più che guardarsi e capirsi.

La stupida presunzione

La presunzione di credere di poter conoscere tutto delle persone non la toglierò mai.

In fondo lo so, so che se mi dessi ascolto, la gente non mi farebbe male. Si è sempre davanti una scelta: spieghi e resti o preferisci tacere e andare via? Sono qui e ti mancherei se non ci fossi o vai via e metti un punto? Bianco o nero? Scelta giusta o quella felice? Sincerità o finzione? Panna o cioccolata?

Quello che mi fotte, è la presunzione. La presunzione di conoscere e capire le scelte altrui perché su 99 volte in cui non mi sbaglio, c’è sempre quel margine di errore che non calcolo e che fa male perché crolla il muro della presunzione e resta una parete labile di nudità sentimentali prive di protezione. Quella nudità scarna e fragile che osserva perfino l’iride mentre dall’altra parte, c’è chi non guarda neanche il naso.

Potessi sdoppiarmi, mi mollerei un ceffone e mi farei una ramanzina:”ehi tu, testarda, che hai in quella testa?! Che pensi di fare, eh? Credi che la gente sia così scontata e allora ti permetti il lusso di sopravvalutarla? Ben ti sta. Stupida.”

Ben mi sta, lo so. Stupida.

Cosa capiresti?

Si dice che una delle cose più belle della vita, sia trovare qualcuno che ti capisca senza che tu parli, senza che tu dia spiegazioni.
E se questa sera io non avessi parole, mi chiedo,tu cosa capiresti? Se tu potessi guardarmi negli occhi, senza che io fiatassi, dimmi cosa faresti, cosa capiresti?

Se mi spogliassi guardandoti negli occhi, io so che tu ricambieresti senza abbassare lo sguardo: occhi dentro occhi. Cosa capiresti? Mi capiresti?

Ho paura. Se non mi capissi? E se invece lo facessi?

Ho visto, immaginando

31072633_149551835888609_3016427305179283456_n.jpg

 

Ho visto lo stupore dei tuoi occhi appena sei atterrato nel nuovo Paese, ho visto la gioia di un bambino, ho visto l’entusiasmo per qualsiasi cosa vedessi. Ti ho visto girare, stanco senza forze per la città, senza fermarti e sempre con la voglia di vedere nuove cose, ti ho visto famelico di cultura, colori, e odori. Ho visto come ricercavi nuovi posti,  come ti orientavi in strade che non conoscevi, ti ho visto in pigiama per strada ed ho riso e poi mi son preoccupata.
Ti ricordi quando hai visto quel quadro che sapevi mi piacesse così tanto e allora lo hai fotografato pensando a me?!
Io lo ricordo bene.
Io ricordo, ho visto tutto.
Ho visto, ho visto, son sicura.
Ho visto, credo.
Ho visto, immaginando.
Io ho immaginato bene, nei dettagli minuziosi anche il Sanpietrino posto male dove stavi inciampando.
Ecco, si. Ho visto tutto come fossi con te però no, non c’ero, però ti ero vicina quando nel nuovo Paese, tu ti sentivi solo.

Ehi! Tu sei felice?

Che te ridi?

In pullman Ho riso, di gusto; una risata estremamente scomposta, forse anche urlando, così le persone dietro di me si sono girate per vedere chi era la persona folle che rideva tanto poi hanno riso anche loro.
Niente, ridevano ed io mentre ridevo di gusto sono scoppiata a piangere chiedendomi: “che te ridi?”

Forse era una risata isterica dovuta ad una giornata logorante, forse piangevo dalle risate, forse non dovrei pensarci troppo ché mi andava di ridere ma avevo bisogno di piangere “o semplicemente accuso i sintomi di qualche parentela lontana della sindrome bipolare”.

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑