“Io.
Io, ho fatto tutto.
Io, solo io, ho subito l’ira funesta del mondo.
Io, ho pensato al tuo bene anzi, solo io l’ho fatto.
Io, resto.
Io, sono il giusto.
Io,  sono quello giusto.
Io…”

L’io del disperato scava senza confini nel passato, lì dove neanche la memoria di un comune mortale ben dotato può arrivare.
L’io del disperato è stato intaccato ed è uscita la sua vera natura: quella egoistica. Quella celate dalle buone azioni. Si, le azioni premurose, fatte senza aver voluto mai niente in cambio, quelle che ti fanno pensare “Oh! Che brava persona dall’indole nobile”, le stesse azioni che in realtà erano fatte solo per ribadire, in secondi momenti, a se stesso ed agli altri la grandezza del proprio perbenismo aumentando il proprio ego, con i consensi della gente.

Si è buoni quando si fa del bene, perché il bene genera bene, non si è buoni quando lo si fa per sentirsi migliori e grandi agli occhi degli altri, servendosene un domani.

 

Ora, sono stanca di capire tutti.
Ora, si capisce me.
Il bene genera bene, sempre.

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