“Non scrivere mai per piacere al pubblico, ma per piacere a te.”
                                                                                                    Wilbur Smith.

La terapia è scrivere, scrivere qualsiasi cosa, così, come ora. Mi fa star bene.
Pensieri sconnessi.
Il disagio di non esprimersi racimolando due parole, è così pesante.
Mi domando: “Che ci vuole a dire resta? Che ci vuole a dire ti voglio bene, ti amo, ti odio?”
Che disagevole disastro.
Sono sempre stata una frana. Non ho mai saputo parlare al momento giusto, i pochi suoni che emettevo, erano in ritardo di giorni, forse mesi.
“Ci sono. Ci sono ogni volta che mi si vuol cercare ma, non chiedetemi di provare emozioni.”
Ho sempre creduto fosse da deboli esternare o, perfino provare emozioni. Quando ti atteggi a guerriera, non puoi sfigurare con una lacrima. A furia di star zitta, di essere forte, ho perso di vista il brivido dell’emozione viva, pura. Ho imparato a scrivere per conoscermi per intero, per conoscere la me “debole”, ora scrivo, scrivo tutto.
Scrivere mi rende meno guerriera e più fragile.
Che sollievo! Sono fragile anche io.
Allora ci provo: “resta, ti amo, ti odio.”
Nulla è facile come scrivere.
Vorrei solo scrivere.
Scrivere.
{Luna, piena

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