“Chi ha giuste intuizioni in mezzo a cervelli confusi si trova come uno che abbia un orologio che funziona in una città dove tutti i campanili hanno orologi che vanno male. Lui solo conosce l’ora esatta, ma a che gli giova? Tutti si regolano secondo gli orologi della città che indicano l’ora sbagliata, persino chi è al corrente che solo il suo orologio segna l’ora giusta.”

Arthur Schopenhauer. 

 
Come ogni venerdì, andavo in ospedale a trovare la signora Giulia, un’anziana molto dolce, con esperienza da vendere.
Un venerdì qualsiasi, di un mese primaverile, mi sedetti accanto a lei. Si era incantata a guardar fiorire i primi boccioli sugli alberi, le accarezzai il viso, come avrei fatto con la mia nonna: mi strinse la mano, fece scivolare giù una lacrima ed iniziò a raccontarmi la sua storia d’amore:
Sai, quando ero giovane ero ben voluta, pensa che mio marito mi adulava, mi faceva sentire una dea. Sentivo il suo amore scalpitarmi nelle vene. Non ci crederai ma, anche adesso, sento che mi ama da lassù. Sai perché lo so? Quando eravamo giovani, freschi sposi, dovette partire per la guerra, fu fatto prigioniero e per cinque anni non ebbi notizie di lui. Dopo i primi due anni di assenza, la gentaglia dello Stato, voleva perfino darmi la pensione ma io, NO. -alzando un dito per il dissenso.-  Ho sempre rifiutato, io ero convinta fosse vivo, sentivo il fuoco nelle vene. Mi credevano pazza, pazza e sola.. Non ero né l’una, né l’altra. Lui tornò ed io lo baciai come in tutti i miei sogni, fino al giorno del suo arrivo .Lo amo, ancora come fossi una giovane, con la stessa passione, mi ama allo stesso modo. Il mio spirito è quasi morto per raggiungere lui, ora c’è solo carne, continua tu, non ti nascondere, ama,vivi.”
Inerme, piansi. Piansi perché non ero riuscita a provare nulla.
Non credevo in niente, tanto meno nelle persone, anzi, queste, mi annoiavano, ero così distaccata dal genere umano che mi sentivo aliena. Ogni loro gesto, ogni loro movenza, non era mai puramente casuale, o meglio: per loro si. Non badavano al loro tono di voce, al loro modo di gesticolare o sorridere, io però osservavo ogni dettaglio e lo analizzavo. Era tutto sempre noiosamente prevedibile. Sembravo così cauta, dolce, piccola, eppure avevo il veleno in corpo. Riuscivo a provare solo emozioni altrui, empatica. Cercavo chi mi sorprendesse, ma puntualmente, ero io a sorprendere con la sporca pienezza di me, con la mia troppa razionalità, io ero annoiata dalle vite altrui.
Niente. Perfino lo stronzo di turno, era meno stronzo. Solo prevedibile.

{Luna, piena

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