Andava al cimitero, lì dal suo idolo, il suo papà. Non parlava con lui, si sentiva sciocca nel parlare con un pezzo di marmo, ma scriveva delle lettere, poi le legava ad un palloncino bianco e le faceva volare.
“Ciao papà,
Sono un po’ cambiata dall’ultima volta che con una mano, un po’ rude, mi sfioravi tutto il viso. Son cresciuta dall’ultimo bacio della buona notte e del mio ‘buon lavoro ’ quando  ti vestivi per andare in fabbrica fino al mattino. Non dormivo senza quel bacino nonostante fosse dato goffamente e di sfuggita, ma io fin da piccola l’ho sempre saputo, non sei mai stato quel tipo d’uomo tutto coccole e baci, allora mi piaceva tanto lo stesso. Io sono come te, sai papà?! Me lo dicono tutti: ‘oh! Hai gli occhi di tuo padre’, ‘quando sorridi sei come tuo padre’. 
A volte ho paura che i ricordi sbiadiscono, ma tu ci sei, ci sei sempre. 
Quanto vorrei sentire la tua voce per tranquillizzarmi.
Il tempo passa lentamente, ed io son ferma, non riesco a ripartire. Papà, mi sto lasciando andare, ho paura. Ti voglio bene.
Tua L.”

[Luna, piena.

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